Le originalitá del nediško - 6° Capitolo

E' bello conoscere e capire le specificitá della lingua che si ama.
Questo vuol essere un piccolo apporto, un piccolissimo segno di amore e di devozione verso la lingua che i miei cari, che non ci son piú, mi hanno trasmesso.

In questo file

I neologismi.

Considerazioni

La gente, intendendo per gente le persone comuni, quelle che si incontrano tutti i giorni nei nostri paesi, la gente, dicevo, in certi frangenti ha capacitá straordinarie, competenze inimmaginabili, esplosioni di originalitá, di stranezze, di estro creativo. Non esiste, nell'ambito di sua competenza, essere piú qualificato della gente!
L'ambito di sua competenza che vogliamo esplorare oggi é la parola, le parole che la gente mastica tutto il giorno, la sua lingua, sua perché l'ha creata, l'ha forgiata, l'ha plasmata a sua immagine e somiglianza.
Il bello é che tutto questo lavoro continua a farlo giorno dopo giorno.
Ed é a questo che mi riferivo quando dicevo che la gente ha capacitá straordinarie, competenze inimmaginabili, esplosioni di originalitá, di stranezze, di estro creativo. Cioé mi riferivo a tutti quei cambiamenti che la gente, usando la sua lingua, opera giorno dopo giorno, senza nessuno sforzo, senza remore, senza nemmeno accorgersi, e quindi soprattutto ai neologismi.

Naturalmente i linguisti hanno sempre sognato di far a modo loro, di insegnare alla gente cosa e come fare, di dettare parole nuove, detti, frasi, addirittura regole precise, non accontentandosi di analizzare ció che la gente é capace di fare.
Hanno perfino (per la veritá l'ideatore, almeno in origine, faceva l'oculista) inventato una lingua loro, una lingua nuova, mai esistita, uscita tutta dalla loro fervida testa, una lingua dal nome originalissimo: esperanto, che non so cosa significa. Speranze perdute, perché oggi nessuno parla piú di esperanto!

Anche qua nelle Valli si é cercato e si cerca di insegnare alla gente cosa deve fare.
Si é dibattuto per mesi, per anni dove la gente doveva e deve cercare e trovare per sopperire alla mancanza di quei termini di cui non ha ancora avuto bisogno e perció non ha ancora creato.
Si puó tranquillamente affermare, senza tema di smentite, che questo era e continua a essere la motivazione clou che tende a giustificare i tentativi di imporre una lingua diversa alla nostra minoranza slovena, pena la supposta scomparsa della nostra lingua.

Ma la gente continua tranquilla a fare, com'é sensato, i comodi suoi.

Naturalmente penso che tutti possano augurarsi che, in assenza di termini nella nostra lingua, teoricamente, sottolineo teoricamente, si vada a ricercarli nella lingua letteraria slovena o in lingue di ceppo slavo.
Praticamente, sottolineo praticamente, solo i politici possono sperare o fingere di sperare che questo possa avvenire!

D'altra parte troppe "fumositá", troppe argomentazioni campate in aria seppur definite veritá storica, sono alla base di interventi polemici nei nostri confronti su questo argomento.
Si consideri come esempio la bizzarra asserzione (pubblicata su questo sito):

"Abbiamo sempre pensato che il nostro dialetto non dev'essere ghettizzato, e che per sopravvivere ha assolutamente bisogno di essere riannodato alla lingua slovena standard."

Come non bastasse:

"Dico riannodato perché lo strappo chiaramente c'é stato e si tratta di una veritá storica.

Il nostro dialetto annodato alla lingua slovena standard?!
Questa é davvero bella!
Una bella veritá storica!!!
E ora sulla base di questa veritá storica si sente il bisogno di riannodare!

Baudouin De Courtenay si rivolta nella tomba!

Mi congratulo, comunque, con l'assertrice della predetta veritá storica per la grande stima che ha della nostra gente, capace, a suo dire, di annodarsi allo sloveno standard!
Devo umilmente ammettere che io, pur conoscendo e adoperando e avendo scritto e tradotto oltre ventunomila termini della nostra lingua, non mi sono mai annodato, perché non sono in grado di annodarmi, allo sloveno standard.
Evidentemente sono il piú cretino delle Valli!

Naturalmente questa é polemica.
Ma come si fa a non fare polemica dinnanzi asserzioni di questo tipo, che giustificano scelte culturali e politiche fondamentali proprio per la sopravvivenza della nostra lingua?!
Non ce l'ho contro le persone, semmai contro le loro scelte. Perché se le mie scelte possono offendere o relegarmi fra i reietti, anch'io mi sento offeso dinnanzi asserzioni, scelte, operazioni, iniziative, manovre che travisano, distorcono, stravolgono, oltraggiano e umiliano la cultura slovena delle Valli, che é anche mia.

Torniamo a noi.

Dinnanzi al bisogno di un termine nuovo cosa fa la gente?
La cosa che ha sempre fatto e sempre fará, la piú logica, la piú lapalissiana:
cerca e trova nell'ambito delle sue conoscenze!
Immaginare o supporre o pretendere che possa fare altrimenti é o ridicolo o volutamente falso e ingannevole.


Per questo la nostra lingua ha tantissimi termini derivati dal tedesco e dal friulano.
E' la conseguenza piú logica, piú intelligente e piú splendida del contatto con quelle culture.
Solo uno "specialista" o comunque qualcuno che sa indagare e che ha a disposizione un certo bagaglio di conoscenze puó oggi riconoscere l'origine di quei termini.
Perché?
Perché torniamo alle capacitá iniziali attribuite alla "gente". La gente mastica quelle parole, le fagocita, le consuma, le altera, le stravolge, le manipola, fino a svisarle e renderle irriconoscibili rispetto alla partenza.
Diventano parole sue proprie, parole assimilate, rese cioé simili a tutte le altre parole sue proprie!

La nostra lingua é diventata piú caratteristica, piú tipica, perfino piú bella proprio in virtú di quei termini, assimilati, guarda caso, dal tedesco e dal friulano solo perché la nostra gente era a contatto col tedesco e col friulano!!!

Ora qualcuno fa previsioni catastrofiche sull'introduzione nella nostra lingua di neologismi dall'italiano. Sono geremiadi inconcludenti, senza fondamento e senza significato, come la storia ha giá dimostrato.

Per non fare la figura dei fessi, lasciamo che la gente continui a fare quello che ha sempre fatto.

Personalmente continuo ad avere una grande fiducia nella gente, su di essa scommetto e so che non rimarró deluso!
Se domani la gente dirá "pralni stroj", anch'io diró pralni stroj, se dirá "períca" anch'io diró perica o qualsiasi altra cosa.
Sicuramente staró con la gente e non con lo sloveno standard!

Lo sloveno standard ora si arrabatta ad eliminare dal suo vocabolario tutte le parole di origine romanza. Basta peró andare su un vocabolario un pó vecchio della lingua letteraria slovena, ad esempio alla lettera "e", per accorgersi che tantissimi termini hanno una radice romanza, neolatina.
D'altra parte lo sloveno letterario sta pagando lo scotto di quella scelta (che naturalmente non contesto, essendone estraneo) in termini di comprensione. Troppi, infatti, non riescono piú a comprendere un giornale quotidiano. E non parlo di noi delle Valli, bensí di gente della Slovenia stessa e non solo di persone anziane ma anche di giovani.

L'italiano, invece, ha ormai un'infinitá di neologismi di chiara origine straniera, soprattutto anglosassoni e nessuno (ad eccezione di "quelli della crusca") grida allo scandalo anche se per molti risultano incomprensibili.

Quanti italiani usano il termine "compilatore" anziché il termine "computer"?

Eppure nella lingua italiana "computer" si dice "compilatore"!
E nessuno si sogna di celebrare le geremiadi per questo!

L'inglese poi fra qualche anno diventerá indecifrabile o meglio si sminuzzerá in una infinitá di lingue incomunicabili tra di loro.
Babele non é mica un'invenzione della Bibbia!

Teniamoci la nostra bella lingua cosí com'é.
E' la lingua della gente, della nostra gente.
E' questa lingua che abbiamo avuto in ereditá, non un'altra.
E' questa la lingua degli sloveni delle Valli del Natisone, non un'altra!
Abbiamo acquisito il diritto storico alla salvaguardia di questa lingua, non di un'altra!

Perché il problema é questo:
non far nulla che possa indurre anche uno solo di noi a rinnegare la nostra lingua.

E' questo il punto!

Non ho nulla, proprio nulla contro lo sloveno standard o contro la scuola bilingue di San Pietro che lo divulga. Ognuno si studi le lingue che reputa piú opportuno studiare!

I problemi sono altri!

Guardiamo, ad esempio, i risultati delle elezioni regionali.

Perché tanti voti a destra?
Perché nelle Valli ha vinto il Centrodestra, seppure di misura? Voti (in pratica) 1793 (Centrodestra) contro voti 1754 (Centrosinistra).
Nei sette Comuni delle Valli in ben quattro ha prevalso il Centrodestra (dato certo): Drenchia, San Leonardo, Savogna, Pulfero.
Calcolando l'area slovena da Dolegna del Collio a Tarvisio (quella che interessa maggiormente la nostra Comunitá Montana) in ben undici comuni confinanti con la Slovenia su dodici é prevalso il Centrodestra!
Come mai?
E' un caso?!
Fatti del genere possono avvenire per caso?
Lo dirá qualcuno questo, qualcuno lo metterá in evidenza?
Qualcuno lo scriverá?
A qualcuno verrá in mente di chiedere una verifica, come si suol fare in caso di sconfitta?
Soprattutto ci si interrogherá e si indagherá sui perché?

No!!!

Si strombazzerá in prima pagina che Illy ha vinto anche nelle Valli del Natisone!

Le veritá danno fastidio!!!

I neologismi

Vogliamo indagare su ció che abbiamo detto all'inizio:
sulle capacitá straordinarie che la gente ha di manipolare i suoi termini.
Tutti i capitoli sulle specificitá della nostra lingua ne sono giá una prova lampante.
Vogliamo trattare, tenendo naturalmente sempre presente i nostri limiti, almeno alcuni termini di origine straniera, in particolare friulana e tedesca anche per verificare quanto hanno "inquinato" la nostra bella lingua.

Alcuni termini singolari

Voglio iniziare con alcuni termini davvero singolari, derivati (a mio modesto giudizio) direttamente dal latino.

Mínen = piccino, minuscolo, piccolo

E' un termine con significato vezzeggiativo, che indica non solo qualcosa di piccolo ma anche qualcosa di carino, di grazioso, di delicato e che sicuramente va oltre il significato stretto del termine latino "minimus" o "minus" = minimo, minore.
Anche lo sloveno letterario usa il termine sostantivo "minimum", in pratica peró nella scrittura e nel significato identici al latino.
Il benecjano sicuramente aggiunge significato al termine, caratterizzandolo nel senso di cui sopra.
Il termine si trova anche in una vecchia ninna-nanna benecjana.
E' un termine stupendo, che sicuramente evidenzia le eccezionali capacitá espressive della nostra gente.

Púober = ragazzo

Questo termine é stato preso quasi di peso dal latino e trasportato nella nostra lingua. La trasformazione della "u" in "úo" é sicuramente dovuta all'assonanza col caratteristico iato "úo" (derivante peró da "ó") della nostra lingua: inoltre é aggiunta la "b", come del resto nei termini italiani: pubertá, pube, ecc..
Il latino, infatti, scrive:
"puer".
Púober é il termine prediletto per indicare il ragazzo, in contrapposizione a fántič, usato pochissimo e solo in qualche paese.

Poberín = giovincello

Da púober deriva "poberín" = giovincello, ragazzino
Un significato dalla sfumatura fra il simpatico, lo spiritoso e il faceto.
Questi due termini, molto caratteristici della nostra lingua, pur derivando direttamente dal latino, non la svisano, anzi la abbelliscono e la arricchiscono.

Frúga

= Prodotto della terra, raccolto, messi
(plur. frúge)

Anche questo termine é rimasto praticamente quasi invariato nella scrittura.
Il latino infatti fa:
frúges (plur.).
Nella pronuncia la "g" diventa inevitabilmente aspirata, come pretende la nostra lingua.
Il termine é contenuto anche nel canto nato qua nelle nostre Valli "Na kolena dol padimo": "požegnaj fruge na našin puoji".
E' un canto tipico della benedizione eucaristica domenicale.
Come giá notato altrove, sopra un manoscritto di Lasiz accanto al canto é scritto: "domača". Era chiaramente noto giá nei tempi passati che il canto é veramente nostro.

Uéja

= virgulto, ramo, verga

Uéja o anche véja deriva dall'antica radice europea wei, dalla quale deriva anche il termine latino "viere" e "vimen", da cui "Viminale", toponimo indicante un luogo adibito alla coltivazione di vimini.

Da uéja ha origine
uiját o víjat = torcere, attorcigliare, contorcere, ritorcere
o anche
uijánje = contorcimento

Solár

= solaio

Dal latino "solarium".
Solaio é il luogo della casa, dove certe derrate dovevano prendere aria e sole soprattutto per seccarsi e quindi conservarsi.
Il termine "solar" non deriva dal friulano, come invece la stragrande maggioranza dei nostri termini di origine romanza, ma direttamente dal latino, in quanto il friulano usa un termine completamente diverso per indicare il solaio.

(La continuazione di questo capitolo sono i due files:

Influssi del friulano sul nediško, e

Influssi del tedesco sul nediško)

Nino Specogna

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