Il bombardamento di Antro

Nel testo PULFERO il prof. Banchig Giorgio accenna al bombardamento di Antro.
"Il 24 marzo aerei di nazionalitá sconosciuta fanno cadere quattro grosse bombe nei pressi di Antro. Il loro scoppio provoca danni enormi al paese."
C'é chi ricorda molto bene ció che accadde.
Non ricordo la data precisa. Ho, peró, due punti di riferimento: successe un pó di tempo dopo il mio ritorno dal bombardamento di Castellerio (27 febbraio 1945); inoltre il fatto avvenne la notte precedente le confessioni pasquali di quell'anno, anche se questo secondo fatto non aiuta molto nel determinare la data, in quanto la comunione pasquale allora avveniva anche due settimane prima di Pasqua.

La notte precedente le confessioni pasquali fummo svegliati da un tuono assordante.
Sentimmo il motore di un aereo che stava transitando sopra Tarcetta. Poco dopo avvertimmo un secondo tuono che ci sembró leggermente piú lontano.

Il giorno dopo ci raccontarono che la prima bomba era esplosa nei pressi di Perovizza e la seconda sopra la grotta d'Antro.
Le due bombe, comunque, non avevano fatto danni se non al terreno dov'erano cadute.

Ci si interrogava su chi aveva sganciato le due bombe, soprattutto perché il tutto non aveva senso.

Il pomeriggio noi bambini per primi andammo ad Antro per il catechismo e per le confessioni. Dopo la nostra confessione non tornammo a casa, perché all'imbrunire ci sarebbe stato il žegan, la benedizione eucaristica.

Mentre gli adulti si confessavano (c'erano diversi confessori) noi giocavamo facendo il solito fracasso indiavolato tutt'intorno alla chiesa.

Ricordo che ad un certo punto un mio amico, non ricordo precisamente chi, mi venne vicino e mi disse: "Guarjo de je na bomba! Dicono che laggiú c'é una bomba. Andiamo a vedere".

C'era giá tutto un via vai di bambini che scendevano e salivano.
Scendemmo fin sotto la casa di "Fonso".
Lí, a pochi metri dal muro, ben conficcata nel terreno, c'era una grossa bomba.
Ci avvicinammo al gruppo di bambini che non solo guardavano la bomba ma anche ascoltavano.
Infatti si sentiva chiaramente come un leggere ticchettio d'orologio.

Iniziarono a suonare le campane e tutti ci precipitammo correndo verso la chiesa anche perché molti di noi facevano i chierichetti.
Verso la metá della cerimonia, poco prima della benedizione, un boato tremendo squarció l'aria e tutto tremó.
Capimmo subito che era esplosa la bomba.
Ci guardammo in faccia disorientati, perché ciascuno di noi pensó subito cosa sarebbe potuto succedere se solo fosse esplosa pochi minuti prima.

Appena finita la benedizione ci precipitammo a vedere cos'era successo.
Al posto della bomba c'era un buco enorme e tutt'attorno una montagna di terra.
Ricordo benissimo, perché ne fui molto impressionato, che proprio in cima all'orlo giaceva una cinciarella morta (noi le chiamavamo "čeleštine", per il vertice, la coda e le ali blu cobalto brillante e proprio per questo ci piacevano molto).
Ció mi rattristó assai e per tanto tempo mi sono tormentato interrogandomi perché a lei e non a me era toccato di essere lí al momento dell'esplosione.

La parte inferiore del grande edificio era molto lesionata ma non crollata, mentre la parte mediana e specie quella superiore non sembravano aver subito danni e tanto meno le altre case di Antro abbastanza distanti e nemmeno la chiesa che stava giusto sopra.
Io non so di altre bombe e pertanto, secondo me, furono tre e non quattro.
A meno che l'aereo non abbia sganciato altre bombe piú avanti, oltre Spignon, e noi non abbiamo sentito.

Ho voluto ricordare e testimoniare questo fatto, perché mi sono sempre interrogato sul significato di quella grossa bomba ad orologeria, esplosa dopo piú di dodici ore e che risulta davvero inspiegabile e senza senso.
Come pure non ho capito il fatto che nessun adulto si accorse che si trattava di un congegno ad orologeria, impedendoci di stare addosso alla bomba per cosí tanto tempo.
Ci poteva essere una strage di bambini.
Don Luciano Slobbe direbbe che ci ha protetto l'Angelo del Matajur.

Nino Specogna

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